La Svizzera del Carso

Think tank territoriale indipendente sul Carso/Kras: ricerca, fattibilità, sviluppo locale, innovazione e cooperazione transfrontaliera.

Esploriamo possibilità per il territorio, le analizziamo e verifichiamo quali possono diventare progetti concreti.

PIANIFICAZIONE Dialogo con la società civile e il Comune IL NOSTRO PROGETTO GUARDA AL FUTURO→ Scopri il progetto della futura Fondazione La Svizzera del Carso

Dal laboratorio al libro

La Svizzera del Carso · Il libro-progetto

Dal laboratorioal libro.

L’esperienza de La Svizzera del Carso sta diventando un libro. In quattro lingue.

Italiano · Slovenščina · English · Deutsch

LEGGI IN ANTEPRIMA

Quattro lingue.
Un laboratorio da esplorare.

La premessa del libro, in italiano, sloveno, inglese e tedesco. Scegli una lingua per consultare il documento qui nella pagina oppure aprire il PDF.

ItalianoLa Svizzera del CarsoLe domande, il metodo e la visione da cui nasce il libro-progetto: un piccolo territorio come laboratorio di futuro.Premessa · PDF · 11 pagineLeggi la premessa
SlovenščinaŠvica KrasaVprašanja, pristop in vizija, iz katerih nastaja knjiga: majhen prostor kot laboratorij prihodnosti.Predgovor · PDF · 10 straniPreberi predgovor
EnglishThe Karst SwitzerlandThe questions, approach and vision behind the book project: a small territory as a laboratory for the future.Preface · PDF · 11 pagesRead the preface
DeutschDie Schweiz des KarstsDie Fragen, der Ansatz und die Vision hinter dem Buchprojekt: ein kleines Gebiet als Labor für die Zukunft.Vorwort · PDF · 11 SeitenVorwort lesen

CAPITOLO I / I. POGLAVJE / CHAPTER I / KAPITEL I

Il primo capitolo. In quattro lingue.

Un’anteprima in quattro lingue del primo capitolo di La Svizzera del Carso / Švica Krasa / The Switzerland of the Karst / Die Schweiz des Karsts. Apri una finestra per leggere la presentazione e consultare il PDF direttamente nella pagina.

CAPITOLO I · ITALIANOIl territorio che non sapeva ancora di essere un progettoCapitolo I · PDFLeggi il capitolo

Un piccolo territorio. Un confine. Due lingue. Boschi, pietra, srenje, biodiversità, imprese, Europa.

E una domanda: quanto futuro rimane inutilizzato quando nessuno prova a collegare tutto questo?

Il primo capitolo di La Svizzera del Carso racconta la nascita di un laboratorio territoriale che decide di partire non dai bandi, ma dalle risorse che il Carso possiede già.

Dalle Comunelle alla Svizzera come provocazione metodologica, dalle prime proposte al confronto con Comune, GAL e procedure amministrative, emerge presto una scoperta: le idee non sono la parte difficile.

La parte difficile è trasformarle in decisioni, progetti, partenariati e sviluppo reale.

È qui che nasce il metodo:

CONOSCERE → CONFRONTARE → VERIFICARE → PROPORRE.

Non è ancora la storia di un successo.

È qualcosa di più interessante:

è la storia di come si prova a far partire un territorio.

Apri o scarica il Capitolo I ↓
I. POGLAVJE · SLOVENŠČINAOzemlje, ki še ni vedelo, da je lahko projektI. poglavje · PDFPreberi poglavje

Majhno ozemlje. Meja. Dva jezika. Gozdovi, kamen, srenje, biotska raznovrstnost, podjetja, Evropa.

In eno vprašanje:

Koliko prihodnosti ostaja neizkoriščene samo zato, ker nihče ne poskuša vsega tega povezati?

Prvo poglavje knjige Švica Krasa pripoveduje o rojstvu teritorialnega laboratorija, ki se odloči, da ne bo začel pri razpisih, temveč pri virih, ki jih Kras že ima.

Od srenj do Švice kot metodološke provokacije, od prvih predlogov do soočenja z občino, LAS-om in upravnimi postopki se kmalu pokaže temeljno spoznanje:

ideje niso najtežji del.

Najtežje jih je spremeniti v odločitve, projekte, partnerstva in resnični razvoj.

Prav tu nastane metoda:

SPOZNATI → PRIMERJATI → PREVERITI → PREDLAGATI.

To še ni zgodba o uspehu.

Je nekaj veliko bolj zanimivega:

je zgodba o tem, kako poskušaš premakniti celotno ozemlje.

Odpri ali prenesi I. poglavje ↓
CHAPTER I · ENGLISHThe Territory That Did Not Yet Know It Was a ProjectChapter I · PDFRead the chapter

A small territory. A border. Two languages. Forests, stone, collective commons, biodiversity, businesses, Europe.

And one question: how much future remains unused when no one tries to connect all of this?

The first chapter of The Switzerland of the Karst tells the story of the birth of a territorial laboratory that chooses to begin not with funding calls, but with the resources the Karst already possesses.

From the collective commons to Switzerland as a methodological provocation, from the first proposals to the encounter with the Municipality, the Local Action Group and administrative procedures, one discovery quickly emerges:

ideas are not the difficult part.

The difficult part is turning them into decisions, projects, partnerships and real development.

This is where the method is born:

UNDERSTAND → COMPARE → VERIFY → PROPOSE.

This is not yet the story of a success.

It is something more interesting:

it is the story of how you try to set an entire territory in motion.

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KAPITEL I · DEUTSCHDas Gebiet, das noch nicht wusste, dass es ein Projekt warKapitel I · PDFKapitel lesen

Ein kleines Gebiet. Eine Grenze. Zwei Sprachen. Wälder, Stein, gemeinschaftlich verwaltete Flächen, Biodiversität, Unternehmen, Europa.

Und eine Frage: Wie viel Zukunft bleibt ungenutzt, wenn niemand versucht, all dies miteinander zu verbinden?

Das erste Kapitel von Die Schweiz des Karsts erzählt von der Entstehung eines territorialen Labors, das nicht bei Förderaufrufen beginnt, sondern bei den Ressourcen, über die der Karst bereits verfügt.

Von den gemeinschaftlichen Besitzformen bis zur Schweiz als methodischer Provokation, von den ersten Vorschlägen bis zur Auseinandersetzung mit Gemeinde, Lokaler Aktionsgruppe und Verwaltungsverfahren wird schnell eine Erkenntnis deutlich:

Die Ideen sind nicht der schwierige Teil.

Der schwierige Teil besteht darin, sie in Entscheidungen, Projekte, Partnerschaften und reale Entwicklung zu verwandeln.

Genau hier entsteht die Methode:

VERSTEHEN → VERGLEICHEN → ÜBERPRÜFEN → VORSCHLAGEN.

Dies ist noch nicht die Geschichte eines Erfolgs.

Es ist etwas Interessanteres:

Es ist die Geschichte davon, wie man versucht, ein ganzes Gebiet in Bewegung zu setzen.

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CAPITOLO II / II. POGLAVJE / CHAPTER II / KAPITEL II

Trenta giorni / Trideset dni / Thirty Days / Dreißig Tage

Italiano. Quattro versioni dello stesso capitolo, in italiano, sloveno, inglese e tedesco. Il capitolo ricostruisce la richiesta di accesso civico dell’11 agosto 2026, il diniego dell’11 settembre, il riesame e la successiva rettifica del 24 settembre, senza anticipare conclusioni.

Slovenščina. Štiri različice istega poglavja, v italijanščini, slovenščini, angleščini in nemščini. Poglavje rekonstruira zahtevo za splošni državljanski dostop z dne 11. avgusta 2026, zavrnitev z dne 11. septembra, zahtevo za ponovni preizkus in poznejši popravek z dne 24. septembra, ne da bi vnaprej napovedovalo zaključke.

English. Four versions of the same chapter, in Italian, Slovenian, English and German. The chapter reconstructs the request for generalised civic access of 11 August 2026, the refusal of 11 September, the request for review and the subsequent correction of 24 September, without anticipating any conclusions.

Deutsch. Vier Fassungen desselben Kapitels auf Italienisch, Slowenisch, Englisch und Deutsch. Das Kapitel rekonstruiert den Antrag auf allgemeinen Informationszugang vom 11. August 2026, die Ablehnung vom 11. September, den Überprüfungsantrag und die anschließende Berichtigung vom 24. September, ohne Schlussfolgerungen vorwegzunehmen.

CAPITOLO II · ITALIANO Trenta giorni Trasparenza, accesso civico, capacità amministrativa e metodo: una vicenda documentale che diventa una riflessione sul funzionamento concreto delle istituzioni. Capitolo II · PDF · 22 pagine Leggi il capitolo
II. POGLAVJE · SLOVENŠČINA Trideset dni Transparentnost, splošni državljanski dostop, upravna zmogljivost in metoda: dokumentirana zgodba, ki postane razmislek o konkretnem delovanju institucij. II. poglavje · PDF · 22 strani Preberi poglavje
CHAPTER II · ENGLISH Thirty Days Transparency, generalised civic access, administrative capacity and method: a documentary case that becomes a reflection on how institutions work in practice. Chapter II · PDF · 22 pages Read the chapter
KAPITEL II · DEUTSCH Dreißig Tage Transparenz, allgemeiner Informationszugang, Verwaltungskapazität und Methode: ein dokumentierter Fall, der zu einer Reflexion darüber wird, wie Institutionen in der Praxis funktionieren. Kapitel II · PDF · 23 Seiten Kapitel lesen

CAPITOLO III · IL CUORE DEL LIBRO

Il Masso di Marmo di Repen

Questo capitolo è il punto in cui il libro smette di essere un’indagine amministrativa e diventa una storia umana.

Illustrazione del nonno nella cava di Repen mentre apre un grande masso di marmo con un colpo preciso, osservato dagli altri cavatori.
Il punto giusto. Repen.La forza non basta. Bisogna capire dove colpire.

Qui la trasparenza non è più una procedura: è una pietra. Una pietra vera, lavorata da mani vere, in un luogo che esiste davvero: Repen.

Il capitolo racconta un diniego, una PEC, un procedimento. Ma sotto la superficie racconta qualcosa di molto più grande: come si impara a colpire nel punto giusto.

È il capitolo in cui un bambino guarda uomini forti che non riescono ad aprire un masso. E poi vede suo nonno — un uomo piccolo, sopravvissuto a luoghi dove il mondo aveva smesso di funzionare — avvicinarsi, osservare, capire la pietra, e con un solo colpo aprirla.

Da quella scena nasce un metodo. Un modo di affrontare i problemi. Un modo di leggere la realtà. Un modo di correggere sé stessi. Un modo di distinguere la forza dalla conoscenza.

Il capitolo attraversa PEC, dinieghi, commi, controinteressati, privacy, proporzionalità. Ma ogni pagina è attraversata da un filo invisibile: la memoria di un uomo che ha conosciuto la durezza più estrema e ha scelto di tornare alla pietra, non alla forza.

È un capitolo che parla di un piccolo Comune con otto dipendenti. E di un problema che è più grande di quel Comune. Più grande di un diniego. Più grande di una richiesta. Più grande di un cittadino.

Parla di un Paese in cui i diritti non dovrebbero diventare più piccoli solo perché un Comune è piccolo. Parla di un sistema che deve imparare a condividere capacità, non a ridurre diritti. Parla di un progetto che non vuole vincere una disputa, ma capire un problema.

È un capitolo che non cerca di rompere un’amministrazione. Cerca di leggere la pietra.

E alla fine, quando tutto sembra tornare alla tecnica, arriva la verità più semplice.

Non sto difendendo un progetto.

Sto cercando il punto.

E forse, in fondo, sto ancora cercando lui.

Questo capitolo è il cuore del libro. È la sua venatura. È il colpo esatto.

Repen · memoria · metodo · pietra

CAPITOLO III · VERSIONE INTEGRALE · 60 PAGINE

Leggi il capitolo completo

Puoi consultare Il Masso di Marmo di Repen direttamente qui oppure aprire e scaricare il PDF completo.

PRESENTAZIONE DEL CAPITOLO III · SLOVENŠČINA · ENGLISH · DEUTSCH

🇸🇮 Slovenščina — Predstavitev III. poglavja – Repenski marmorni blok

To poglavje je trenutek, ko knjiga ne govori več samo o upravnih postopkih, temveč postane človeška zgodba. Tu preglednost ni več postopek, temveč kamen. Kamen, ki resnično obstaja, ki ga oblikujejo resnične roke, v kraju, ki je resničen: Repen.

Poglavje pripoveduje o zavrnitvi, o elektronski pošti, o postopku. Toda pod površino pripoveduje nekaj veliko večjega: kako se naučiš udariti na pravo mesto.

To je poglavje, v katerem otrok opazuje močne moške, ki ne morejo odpreti kamnitega bloka. In nato vidi svojega deda – majhnega človeka, ki je preživel kraje, kjer je svet prenehal delovati – kako se približa, opazuje, razume kamen in ga z enim samim udarcem odpre.

Iz tega prizora se rodi metoda. Način soočanja s problemi. Način branja resničnosti. Način popravljanja samega sebe. Način razlikovanja med močjo in znanjem.

Poglavje prečka elektronsko pošto, zavrnitve, člene, postopke, zasebnost, sorazmernost. Toda vsako stran prečka nevidna nit: spomin na človeka, ki je poznal najskrajnejšo trdoto in se je odločil vrniti h kamnu, ne k sili.

To je poglavje o majhni občini z osmimi zaposlenimi. In o problemu, ki je večji od te občine. Večji od zavrnitve. Večji od zahteve. Večji od posameznika.

Govori o državi, v kateri pravice ne bi smele postati manjše samo zato, ker je občina majhna. Govori o sistemu, ki se mora naučiti deliti sposobnosti, ne zmanjševati pravic. Govori o projektu, ki ne želi zmagati v sporu, temveč razumeti problem.

To je poglavje, ki ne poskuša razbiti uprave. Poskuša prebrati kamen.

In na koncu pride najpreprostejša resnica:

Ne branim projekta. Iščem točko. In morda, v resnici, še vedno iščem njega.

To poglavje je srce knjige. Njena žila. Natančen udarec.

III. POGLAVJE · CELOTNA RAZLIČICA

Preberi celotno poglavje

Celotno slovensko različico Marmorni blok iz Repna lahko prebereš neposredno tukaj, jo odpreš v novem oknu ali preneseš kot PDF.

🇬🇧 English — Presentation of Chapter III – The Marble Block of Repen

This chapter is the moment when the book stops being an administrative investigation and becomes a human story. Here, transparency is no longer a procedure: it is a stone. A real stone, shaped by real hands, in a place that truly exists: Repen.

The chapter speaks of a denial, a certified email, a procedure. But beneath the surface it speaks of something much larger: how you learn to strike at the right point.

It is the chapter where a child watches strong men fail to open a stone block. And then sees his grandfather — a small man who survived places where the world had stopped functioning — approach, observe, understand the stone, and open it with a single blow.

From that scene, a method is born. A way of facing problems. A way of reading reality. A way of correcting oneself. A way of distinguishing strength from knowledge.

The chapter moves through emails, denials, articles, procedures, privacy, proportionality. But every page is crossed by an invisible thread: the memory of a man who knew the hardest cruelty and chose to return to stone, not to force.

It is a chapter about a small municipality with eight employees. And about a problem larger than that municipality. Larger than a denial. Larger than a request. Larger than a citizen.

It speaks of a country where rights should not shrink just because a municipality is small. It speaks of a system that must learn to share capacity, not reduce rights. It speaks of a project that does not seek to win a dispute, but to understand a problem.

It is a chapter that does not try to break an administration. It tries to read the stone.

And in the end, the simplest truth arrives:

I am not defending a project. I am looking for the point. And perhaps, deep down, I am still looking for him.

This chapter is the heart of the book. Its vein. The precise strike.

CHAPTER III · FULL VERSION

Read the full chapter

Read the complete English version of The Block of Repen Marble directly here, open it in a new window, or download the PDF.

🇩🇪 Deutsch — Präsentation des dritten Kapitels – Der Marmorblock von Repen

Dieses Kapitel ist der Moment, in dem das Buch aufhört, eine Verwaltungsanalyse zu sein, und zu einer menschlichen Geschichte wird. Hier ist Transparenz kein Verfahren mehr: sie ist ein Stein. Ein wirklicher Stein, geformt von wirklichen Händen, an einem Ort, der wirklich existiert: Repen.

Das Kapitel erzählt von einer Ablehnung, einer zertifizierten E‑Mail, einem Verfahren. Doch unter der Oberfläche erzählt es von etwas viel Größerem: wie man lernt, an der richtigen Stelle zu schlagen.

Es ist das Kapitel, in dem ein Kind starke Männer beobachtet, die einen Steinblock nicht öffnen können. Und dann seinen Großvater sieht — einen kleinen Mann, der Orte überlebt hat, an denen die Welt aufgehört hatte zu funktionieren — wie er sich nähert, beobachtet, den Stein versteht und ihn mit einem einzigen Schlag öffnet.

Aus dieser Szene entsteht eine Methode. Eine Art, Problemen zu begegnen. Eine Art, die Realität zu lesen. Eine Art, sich selbst zu korrigieren. Eine Art, Stärke von Wissen zu unterscheiden.

Das Kapitel führt durch E‑Mails, Ablehnungen, Paragraphen, Verfahren, Datenschutz, Verhältnismäßigkeit. Doch jede Seite wird von einem unsichtbaren Faden durchzogen: der Erinnerung an einen Mann, der die härteste Grausamkeit kannte und sich entschied, zum Stein zurückzukehren – nicht zur Gewalt.

Es ist ein Kapitel über eine kleine Gemeinde mit acht Angestellten. Und über ein Problem, das größer ist als diese Gemeinde. Größer als eine Ablehnung. Größer als ein Antrag. Größer als ein Bürger.

Es spricht von einem Land, in dem Rechte nicht kleiner werden sollten, nur weil eine Gemeinde klein ist. Es spricht von einem System, das lernen muss, Fähigkeiten zu teilen, statt Rechte zu verkleinern. Es spricht von einem Projekt, das nicht einen Streit gewinnen will, sondern ein Problem verstehen.

Es ist ein Kapitel, das nicht versucht, eine Verwaltung zu zerbrechen. Es versucht, den Stein zu lesen.

Und am Ende kommt die einfachste Wahrheit:

Ich verteidige kein Projekt. Ich suche den Punkt. Und vielleicht suche ich, tief im Inneren, immer noch ihn.

Dieses Kapitel ist das Herz des Buches. Seine Ader. Der präzise Schlag.

KAPITEL III · VOLLSTÄNDIGE FASSUNG

Das vollständige Kapitel lesen

Die vollständige deutsche Fassung von Der Marmorblock von Repen kann hier direkt gelesen, in einem neuen Fenster geöffnet oder als PDF heruntergeladen werden.

IL PROGETTO DEL LIBRO

La visione, il metodo e il territorio dietro il libro.

Da qui in avanti la pagina racconta l’architettura del progetto editoriale: come nasce, come lavora, perché usa quattro lingue, quale ruolo ha il territorio e perché il libro resta un laboratorio aperto.

VISIONE

Le domande vengono prima

Ci sono progetti che nascono da un libro.

E ce ne sono altri in cui accade il contrario: prima vengono le domande, le ricerche, i documenti, i confronti, le ipotesi, gli errori, i collegamenti tra temi apparentemente lontani. Poi, a un certo punto, ci si accorge che quel materiale non è più soltanto un insieme di pagine, dossier e proposte.

Sta diventando un racconto.

È quello che sta accadendo a La Svizzera del Carso.

Il progetto è nato come think tank territoriale e laboratorio indipendente di idee e fattibilità. Il punto di partenza è piccolo: Monrupino–Repentabor, il Carso, un territorio di confine alle spalle di Trieste.

Ma le domande emerse lungo il percorso hanno progressivamente superato i confini geografici del luogo in cui sono nate.

Come può un piccolo territorio creare nuove opportunità senza perdere la propria identità?

Come possono natura, cultura, agricoltura, economia, capitale, democrazia e istituzioni smettere di essere trattati come mondi separati?

Come si protegge un patrimonio senza trasformarlo in qualcosa di immobile?

Come si costruisce innovazione senza cancellare la memoria?

Come si finanziano progetti troppo piccoli per i grandi mercati, ma troppo complessi per dipendere soltanto dalla spesa pubblica?

E cosa può significare, oggi, vivere in un territorio nel quale Italia e Slovenia non sono soltanto due Stati vicini, ma due storie, due lingue e due prospettive che condividono lo stesso paesaggio?

Con il tempo è diventato evidente che queste domande non appartengono soltanto al Carso.

Riguardano migliaia di piccoli territori europei.

È da questa consapevolezza che sta nascendo il libro-progetto La Svizzera del Carso – Un piccolo territorio, un grande laboratorio di futuro.

METODO

Un laboratorio ancora aperto

Non sarà un catalogo di promesse.

Non sarà il racconto celebrativo di un progetto.

E non sarà un manuale che pretende di possedere una formula da applicare altrove.

Sarà qualcosa di più difficile e, proprio per questo, più interessante: il tentativo di documentare un laboratorio mentre è ancora aperto.

Il libro partirà dalle idee sviluppate negli anni, ma cercherà soprattutto di mostrare ciò che le collega.

Un bosco e un bilancio.

Una tradizione agricola e un mercato.

Una grotta e una politica europea.

Un confine e una collaborazione.

Un patrimonio storico e una possibilità economica.

Una piccola amministrazione e una grande domanda sul futuro dei territori.

La tesi di fondo è semplice: forse il valore di un luogo non dipende soltanto dalle risorse che possiede, ma dalla capacità di metterle in relazione.

È anche per questo che il libro conserverà il metodo che ha accompagnato il progetto fin dall’inizio:

ascoltare, studiare, confrontare, progettare, verificare, costruire.

L’ordine non è casuale.

Una proposta non è un progetto approvato.

Uno studio non è una partnership.

Una possibilità normativa non è un’autorizzazione.

Una stima non è una certezza.

E un obiettivo futuro non è un risultato già raggiunto.

Il libro non cercherà quindi di nascondere i dubbi.

Al contrario, proverà a renderli leggibili.

Alcune idee potranno essere confermate.

Altre cambieranno.

Altre ancora potranno essere abbandonate.

Perché un laboratorio che conferma sempre ciò che pensava all’inizio non è un laboratorio. È una vetrina.

LINGUE

Quattro lingue, quattro prospettive

La parte forse più significativa di questo percorso è però un’altra.

Il libro nascerà in quattro lingue: italiano, sloveno, inglese e tedesco.

Non come semplice esercizio di traduzione.

Ogni edizione dovrà parlare realmente al proprio lettore.

L’italiano appartiene al contesto istituzionale e culturale nel quale il progetto è nato.

Lo sloveno non è una lingua aggiunta dall’esterno: è parte della storia, della comunità e dell’identità del territorio.

L’inglese apre il progetto al confronto con università, fondazioni, reti professionali, istituzioni e lettori europei e internazionali.

Il tedesco crea un ulteriore ponte verso uno spazio culturale ed economico con cui Trieste, il Carso e l’Europa centrale hanno intrecciato rapporti profondi per secoli.

Quattro lingue, quindi, non per dire quattro volte la stessa cosa.

Ma per permettere alla stessa esperienza di attraversare quattro spazi culturali differenti.

Questo comporta una responsabilità editoriale precisa.

Le versioni non saranno semplici traduzioni parola per parola. Dovranno conservare la stessa architettura intellettuale, la stessa prudenza e la stessa ambizione, ma con una lingua naturale e credibile per ciascun pubblico.

Un lettore di Trieste, uno di Lubiana, uno di Londra o Bruxelles e uno di Vienna o Zurigo dovranno poter riconoscere lo stesso progetto, senza avere la sensazione di leggere un testo importato artificialmente da un’altra lingua.

Anche questo, in fondo, appartiene alla natura de La Svizzera del Carso.

Un progetto nato su un confine dovrebbe imparare a vivere in più di una lingua.

E un territorio che vuole trasformare il confine da limite a collegamento deve essere capace, prima di tutto, di farsi comprendere da entrambe le parti e oltre.

TERRITORIO

Il protagonista resta il territorio

Peter Regent sarà presente nel libro come ideatore e promotore del percorso, ma non sarà il protagonista.

Il protagonista resterà il territorio.

L’esperienza internazionale, finanziaria e imprenditoriale dell’autore servirà per porre alcune domande e costruire connessioni, non per presentare una soluzione personale a problemi collettivi.

Perché nessuna persona può possedere da sola tutte le competenze necessarie per parlare seriamente di ambiente, storia, agricoltura, finanza, diritto, governance, cultura, tecnologia e cooperazione internazionale.

Un progetto di questo tipo, se vuole crescere, deve inevitabilmente diventare più plurale delle persone che lo hanno iniziato.

E naturalmente ci sarà anche Sissi.

Non per trasformare un libro di territorio in una storia leggera, ma per ricordare qualcosa che documenti, grafici e normative tendono facilmente a dimenticare.

Un territorio è anche ciò che viene percorso.

È un bosco attraversato ogni giorno, un sentiero, un odore, una stagione, una casa, una lingua parlata in famiglia, un campo che qualcuno continua a coltivare.

Peter studia. Sissi annusa. Il territorio decide se l’idea vale.

Dietro l’ironia c’è probabilmente una delle regole più importanti dell’intero progetto: il laboratorio non deve mai diventare più importante del luogo per il quale è stato immaginato.

FUTURO

Una nuova fase, non una conclusione

Il libro sarà quindi anche una fotografia di un momento.

Non una conclusione.

Tra alcuni anni dovrebbe essere possibile tornare alle sue pagine e domandarsi:

Che cosa ha funzionato?

Che cosa è cambiato?

Quali ipotesi erano sbagliate?

Quali idee sono diventate progetti reali?

Quali sono state abbandonate?

Quali nuove collaborazioni sono nate?

E soprattutto: è cambiato qualcosa, concretamente, per il territorio?

In questo senso il libro non rappresenta l’arrivo del progetto.

Rappresenta una nuova fase.

Il sito continuerà a essere il laboratorio vivo: documenti, aggiornamenti, ricerche, proposte, verifiche.

Il libro proverà invece a fare ciò che una pagina web, da sola, difficilmente può fare: fermare per un momento il flusso e mostrare l’architettura complessiva.

Spiegare perché una piccola comunità del Carso può parlare contemporaneamente di biodiversità e capitale, cultura e innovazione, agricoltura e tecnologia, democrazia locale e cooperazione europea.

E porre una domanda che va ben oltre Monrupino–Repentabor:

che cosa può diventare un piccolo territorio quando comincia a considerare ciò che possiede non come una somma di elementi separati, ma come un unico sistema di possibilità?

La risposta non è ancora scritta.

Ed è proprio questa la ragione per cui vale la pena scrivere il libro.

IL LIBRO TORNA A CASA · KNJIGA SE VRAČA DOMOV

A chi appartiene a questa terra.
Tistim, ki pripadajo tej zemlji.

Ci sono luoghi che non lasciamo mai. Anche quando partiamo.

Ai Repenci. — Leggi la dedica

Ai Repenci.

A chi conosce la bora, la pietra, la terra rossa e il silenzio del Carso.
A chi qui è nato, a chi è rimasto, a chi è partito ma non ha mai smesso di sentirsi di qui.

Il Carso non è uno sfondo.
È fatica, memoria, carattere.
È quello che abbiamo ricevuto e quello che saremo capaci di lasciare.

Non dobbiamo conservarlo immobile.
Dobbiamo custodirne l’anima e avere il coraggio di costruirne il futuro.

Nekaterih krajev nikoli zares ne zapustimo. Tudi ko odidemo.

Repencem. — Preberi posvetilo

Repencem.

Tistim, ki poznajo burjo, kamen, rdečo zemljo in tišino Krasa.
Tistim, ki so se tu rodili, tistim, ki so ostali, in tistim, ki so odšli, a se nikoli niso nehali čutiti del tega kraja.

Kras ni kulisa.
Je trud, spomin, značaj.
Je to, kar smo prejeli, in to, kar bomo znali zapustiti prihodnjim rodovom.

Ne smemo ga ohraniti nespremenjenega.
Ohraniti moramo njegovo dušo in imeti pogum, da gradimo njegovo prihodnost.